n 24

Il primo passo da fare è quello di adottare un regime alimentare che sia quanto più possibile equilibrato. Questa via è la più fisiologica e la più naturale: la dieta deve recuperare il valore biologico del cibo, deve prevedere cereali integrali (anche gli antichi, oltre al frumento, farro, orzo, e altro), il consumo quotidiano di frutta e verdura (per un corretto apporto di fibre e per i micronutrienti), l’uso dei condimenti olio d’oliva, lino, borragine, perilla e quello di semi oleosi.
I cibi che esercitano un tropismo positivo nei confronti della vescica sono ad esempio la soia nera, il mirtillo, il cavolo cinese, il chives, il crescione, il cetriolo, l’uva e l’uva spina, la prugna, il salmone, le patate dolci e il cocomero. Inoltre, possono rinforzare questo organo il peperoncino, la zucca, l’olio di semi di zucca, la frutta secca, il prezzemolo, gli spinaci, la soia e i fagioli. Le loro azioni benefiche vengono incrementate se li si assume insieme a fonti di vitamina C naturali.     
  La dieta moderna è spesso sbilanciata verso il metabolismo di carboidrati e/o proteine e questo si traduce in due alterazioni: sovraccarico di sostanze cristalloidi e acidosi organica. Nel primo caso ci riferiamo in particolare all’accumulo di due prodotti: l’acido urico (derivante in prevalenza da carni rosse e proteine animali, che tende a depositarsi sotto forma di urato monopodico sulla superficie di cartilagini, sinovie e nelle strutture periarticolari con conseguente scatenarsi di dolorosi disturbi infiammatori come l’artrite gottosa) e l’acido ossalico (ottenuto dalla fermentazione dello zucchero che si converte in cristalli di ossalato di calcio, i quali non solo provocano il rilascio di mediatori infiammatori ma in più sottraggono calcio prezioso per le ossa). Nel secondo caso si arriva alla demineralizzazione che si innesca quando il corpo cerca di correggere lo stato di acidosi in cui si trova sfruttando come sistema tampone i minerali dei vari distretti organici e principalmente quelli delle ossa. Vanno quindi evitati regimi alimentari troppo ricchi di proteine e zuccheri, prodotti acidificanti quali sale, caffè, alcool, bevande gassate e cibi molto elaborati e ricchi di condimenti. Non bisogna neppure eccedere nel consumo di cereali raffinati, albume d’uovo e formaggi. È consigliata un’alimentazione varia e bilanciata, particolarmente attenta all’introduzione di proteine vegetali, calcio, vitamina D (ma anche di quelle del gruppo B, C, K, fosforo, magnesio, potassio, manganese, rame, zinco, selenio, ferro, boro e silicio), un’attività fisica giornaliera adeguata alle soggettive condizioni fisiche, l’eliminazione dei fattori di rischio tra cui il fumo, l’abuso di alcool, caffeina e sale. Bere è essenziale per il nostro benessere e spesso trascuriamo che l’acqua, specialmente quella mineralizzata e a effervescenza naturale contiene una discreta quantità di calcio e altri elementi preziosi. Essa è presente in larga misura all’interno del tessuto connettivo, formato da cellule del sistema immunitario (adipociti, fibroblasti) immerse in un fluido interstiziale. Il sistema linfatico svolge due compiti fondamentali: il primo è quello di mantenere costante il volume e la pressione del liquido extracellulare, il secondo è di sorvegliare il contenuto della linfa ed eventualmente stimolare la produzione di linfociti. In presenza di uno squilibrio fisiologico i processi possono modificarsi o arrestarsi. Ciò comporta un aumento di sostanze di scarto nello spazio extracellulare e di conseguenza un incremento di processi ossidativi, immunitari e infiammatori. L’acqua può avere proprietà diverse a seconda delle rocce con cui è venuta in contatto, non solo come aspetto esteriore della forma (composizione chimica), ma soprattutto in relazione alle componenti energetiche in esse contenute (mondo dell’essenza). Il colore attraverso cui riceve le radiazioni solari può avere fondamentale importanza per la veicolazione energetico-elettromagnetica attraverso l’elemento liquido (vedi acqua solarizzata). Inoltre anche le sue proprietà magnetiche sono necessarie per l’equilibrio dei fluidi intra ed extra-cellulari nei quali si propagano le vibrazioni di salute o di malattia dell’intero organismo. È formata da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno e ha una struttura bipolare, orientabile in base alla distribuzione delle sue cariche elettriche. Può quindi essere: monomera (costituita da una molecola semplice), dimera (costituita da polimerizzazione di due molecole uguali), trimera (costituita da polimerizzazione di tre molecole uguali, tetramera (costituita da polimerizzazione di quattro molecole uguali), pentamera (costituita da polimerizzazione di cinque molecole uguali). In un bicchiere di acqua comune sono contenute tutte e cinque le diverse strutture. Ci sono però le acque di rose o di arancio più ricche di strutture trimere e altre di pentameri, come quelle delle tubature domestiche. L’organismo, attraverso l’energia cellulare, deve trasformare la struttura dell’acqua ingerita in trimera perché quest’ultima è quella attiva a livello biologico.Giova al benessere e al trofismo di pelle, capelli e unghie. Ideale nella presenza di urine torbide (maleodoranti o scure), per chi è in difficoltà e soffre nell’espellerle, ha fastidio o dolore al basso ventre (sintomi della cistite) perché svolge la funzione di antisettico e drenante. Questo avviene principalmente nelle donne per una maggiore brevità dell’uretra femminile rispetto a quella maschile (3-5 cm contro 13-16 cm) che permette ad agenti patogeni di origine fecale, vaginale o uretrale di risalire e arrivare alla vescica, provocando così la flogosi della sua mucosa. La cistite è un’infiammazione provocata prevalentemente dai germi Gram negativi e caratterizzata da pollachiuria, bruciori, minzione impellente e ematuria a esordio acuto o subacuto ad andamento ricorrente. Negli uomini il rischio di cistite è molto basso e aumenta dopo i 50 anni per la comparsa di condizioni, come l’ostruzione cervico-uretrale, dovute all’ipertrofia prostatica benigna o alla prostatite batterica. I fattori di rischio sono: intensa frequenza di rapporti sessuali, uso di contraccettivi, abuso di antimicrobici, gravidanza, deficit di estrogeni post-menopausale, uso di catetere, ostruzioni del canale di espulsione, sbalzi di temperatura, vaginite microbica, ceppi batterici particolarmente virulenti e/o resistenti agli antibiotici, stitichezza e intestino in disordine (intolleranze alimentari). Infine va ricordata l’associazione tra cistite e diabete: le urine di una persona con tale patologia sono più ricche di glucosio e diventano un ideale terreno di crescita per i microrganismi, con il conseguente incremento del rischio di infezioni delle vie urinarie (IVU). I patogeni associati alla cistite sono: Escherichia coli, Enterococcus, Pseudomonas, Klebsiella, Serratia e Proteus. La presenza di quest’ultimo può far sospettare un’alterazione sopravescicale (calcoli renali). Fra gli enterobatteri Gram negativi è coinvolta la Klebsiella, tra i Gram positivi sono implicati lo Streptococcus fecalis e lo Staphylococcus saprophyticus. I pazienti sottoposti a manovre strumentali invasive o portatori di catetere a permanenza, in terapia antimicrobica cronica o trattati con corticosteroidi, sono suscettibili alle infezioni di germi come Serratia, Acinetobacter e Candida. In caso di cistite recidivante occorre eliminare il sospetto di una malformazione a carico delle vie urinarie (reflusso per malposizione e stenosi serrata uretrali) tramite indagini strumentali (urografia). Altre patologie sono la litiasi urinaria, la compressione da parte di un fibroma uterino o di un adenoma prostatico, ecc. Il carcinoma della vescica può emulare i sintomi della cistite (microematuria, piuria o urine chiare). È consigliabile il ricorso a una terapia antimicrobica continua: le piante medicinali possono contribuire preventivamente, grazie all’azione decongestionante e antisettica, a evitare o ridurre la ricorrenza di IVU. Il trattamento antibiotico è efficace ma comporta effetti collaterali come superinfezioni fungine (candidiasi orale o vaginale) e gastrointestinali, antibioticoresistenza, disbiosi vaginale e intestinale. L’E. coli aderisce alle strutture proteiche di superficie (dette pili o fimbrie a seconda della forma). I pili di tipo 1 sono sensibili al mannosio e permettono l’adesione batterica all’urotelio, mentre le fimbrie sono sensibili al fruttosio. I ceppi più virulenti presentano le p-fimbrie (fimbrie della pielonefrite) che si legano ai glicosfingolipidi della membrana delle cellule renali, consentendo l’invasione del parenchima renale. Questa adesione forma colonie sessili, ovvero aggregati organizzati di singoli microbi che dialogano tra loro tramite segnali chimici (Quorum Sensing) causando una lotta integrata, la crescita di biofilm protettivo e quindi la resistenza alle strategie antibatteriche. Focalizzandosi su tali fattori si apre una strada di intervento alternativa: attività di quorum-quenching, induzione dei normali processi batterici di dissoluzione dei biofilm e controllo dell’adesione dei germi con inibizione della formazione di pili.



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mirtillo rosso

Particolarmente efficace nella prevenzione e cura delle infezioni urinarie a carattere recidivante,
può risultare utile anche in pazienti affetti da vescica neurogena (disturbi della vescica
causati da una malattia neurologica) e che presentino infezioni urinarie ricorrenti del
tratto urinario. È conosciuto anche come “Cranberry”. I suoi polifenoli
inibiscono l’adesione dei colibacilli alla parete dell’intestino
e della vescica, fornendo così una spiegazione al
loro uso tradizionale come antidiarroici e disinfettanti
urinari: il
cui succo è particolarmente ricco in antocianine che, in
forma di agliconi, vengono in parte assorbite ed escrete
per via urinaria.
I proantocianidoli sarebbero responsabili
dell’attività antibatterica riscontrata in vitro nei confronti di Escherichia coli, Proteus mirabilis, Staphylococcus aureus, Pseudomonas aeruginosa, ecc. Il ruolo fondamentale delle proantocianidine di tipo A (PAC-A) è quello di impedire l’adesione dei batteri alla parete dell’epitelio vescicale: tale adesione rappresenta la prima fase dell’infezione urinaria per cui se viene impedita, il battere viene eliminato con le urine e non si manifesta l’infezione urinaria. A questa azione (inibizione adesione) contribuirebbe anche il fruttosio contenuto nei frutti responsabile dell’acidificazione delle urine. Svariati studi clinici, oltre a segnalare proprietà antiossidanti, confermano che il succo ottenuto dai frutti previene e cura le infezioni urinarie (Bruneton J., 2009).
I batteri
associati più spesso a questa tipologia
di infezioni sono Escherichia coli,
Klebsiella pneumoniae, Proteus mirabilis,
Citrobacter spp. Questo studio pilota
randomizzato in doppio cieco, controllato
con placebo ha valutato l’efficacia e la
sicurezza di
probiotici più un estratto di mirtillo americano
(cranberry) nella prevenzione delle
infezioni ricorrenti del tratto urinario
di donne adulte in pre-menopausa. Le
partecipanti allo studio hanno ricevuto il
preparato oggetto della sperimentazione
oppure un placebo due volte al giorno per 26 settimane. L’endpoint primario
era la percentuale di donne con infezioni urinarie ricorrenti alla fine dello studio. Sono state selezionate 115 donne,. Dopo 26 settimane,
un numero significativamente inferiore
di donne del gruppo sperimentale ha
manifestato infezioni urinarie ricorrenti
rispetto al gruppo placebo (P = 0,0053).
Il preparato a base di cranberry
e probiotici ha determinato un miglioramento statisticamente
significativo rispetto al placebo di diversi
endpoint secondari, tra cui la riduzione del tempo dalla prima infezione urinaria
(P = 0,001) e una durata più breve dell’infezione urinaria attiva (P = 0,009).
Nel gruppo sperimentale è risultata inoltre minore la necessità di ricorrere ad
antibiotici (P <0,05) e nel caso siano stati
assunti la terapia è stata più breve. Uno studio nel ratto ha dimostrato che l’estratto di Mirtillo
inibisce dell’80% l’adesività dell’Escherichia coli
all’epitelio vescicale mediata dalle lectine, in tal caso chiamate adesine; questo fenomeno sembra dovuto sia al fruttosio sia a un composto polimerico non dializzabile
tipico di questa droga. Le proantocianidine sono capaci, in vitro, di inibire l’adesività di ceppi di Escherichia
coli P fimbriati a cellule epiteliali vescicali umane.
Le adesine si localizzano nelle fimbrie presenti sulla superficie batterica e sono capaci di aderire a specifici recettori monosaccaridici e/o polisaccaridici situati sulla superficie delle cellule dell’epitelio vescicale.
Un altro studio ha dimostrato che il Mirtillo non solo è in grado di ridurre l’adesione dei batteri alle cellule vescicali,
ma anche di provocare il distacco di circa il 70%
dei batteri già precedentemente adesi. L’effetto inibente
l’adesione batterica, espletato da questa droga, raggiunge il massimo dopo circa 2 ore dalla sua ingestione per via orale e permane per circa 2 ore. Il primo studio clinico, randomizzato e controllato, della durata di 12
mesi, ha studiato l’efficacia di un succo di Mirtillo nella
prevenzione delle infezioni urinarie ricorrenti. Sono state controllate 150 donne con infezione del tratto urinario da Escherichia coli, assegnandole in modo casuale a uno dei tre gruppi previsti: a) di succo di Mirtillo
per 6 mesi; b) Lactobacillus per 5 giorni/settimana; c) nessun trattamento. Il controllo a 6 mesi ha dimostrato che il 16% delle donne che stava
assumendo Mirtillo ha presentato almeno una ripresa
di infezione, contro il 36% delle donne del gruppo di controllo non trattato e il 39% del gruppo con Lactobacillus.

d-mannosio

è utile per la funzionalità delle vie urinarie
in sinergia con l’estratto di cranberry ad alto titolo in proantocianidine di
tipo A risulta utile in presenza di Escherichia coli e in caso di cistiti batteriche e interstiziale. contrastano l’adesione dei batteri alle cellule uro epiteliali.
Rappresenta iun’alternativa naturale e sicura alle terapie farmacologiche per l’eradicazione dell’Escherichia
coli, che rappresenta fino al 90% la causa delle infezioni del tratto urinario e delle cistiti infettive.

tarassaco

La stimolazione della cellula epatica e la decongestione del fegato rendono ragione dei successi che si ottengono nell’ambito digestivo in seguito al suo utilizzo. Inoltre la stimolazione della diuresi, unitamente all’incremento della funzionalità epatica, portano a un’azione sul ricambio generale che si traduce in un’aumentata eliminazione di scorie da parte dell’organismo e quindi un alleggerimento del distretto epato-renale. La capacità di influenzare pertanto il ricambio fa del Tarassaco un tonico generale impiegato nelle «cure primaverili» da aprile a maggio e in autunno. Se ne gioveranno soprattutto le persone che soffrono d’artrosi attuando cure di sei settimane in primavera-autunno, in quanto otterranno un beneficio a livello della funzionalità articolare e una minore tendenza a nuovi attacchi. L’attivazione del metabolismo generale si ripercuote infatti anche sul metabolismo del tessuto connettivo. Clinicamente la pianta trova indicazione nelle alterazioni del flusso biliare (azione colereticacolagoga nel trattamento della disappetenza e nei disturbi dispeptici quali senso di pienezza, disturbi digestivi e flatulenza (azione amaro-tonica) e nel favorire la diuresi. La ESCOP (European Scientific Cooperative on Phytotherapy) conferma tali proprietà.

pilosella

Proprietà
diuretiche. All’attività diuretica si associa inoltre un’azione antiurica, declorurante ed
antisettica e, in particolare, vengono favoriti i processi riparativi a livello della mucosa
vescicale. Parte delle proprietà sono dovute all’umbelliferone, un’idrossicumarina dotata di
reale attività antibiotica. La Pilosella esercita inoltre un’azione coleretica e colagoga che
sostiene e favorisce l’attività antitossica del fegato. La pianta può trovare indicazione in
caso di cellulite e sovrappeso e nel trattamento di cistiti ricorrenti, colibacillosi, litiasi
urinaria.

parietaria

consigliata contro la renella e i disturbi infiammatori
e dolorosi delle vie urinarie,
nota come ‘spaccapietra’. Consigliata
come diuretico in
caso di calcolosi renale.
La parietaria si caratterizza per le proprietà diuretiche, antiflogistiche e lenitive.
Con il suo impiego verrebbe favorita l’eliminazione dei cloruri, dell’urea e, in generale,
dei cataboliti: come tale rientra anche nella composizione di preparati depurativi. Beneficio, rispetto
ai calcoli di piccole dimensioni, può in effetti apportarlo, come dimostra
un recente lavoro pubblicato sulla
rivista scientifica Plos One da un gruppo
di ricercatori dell’Università di
Urbino. I risultati confermano
che la Cedracca è in grado
di ridurre in vitro la cristallizzazione
dell’ossalato
di calcio e la morfologia
dei cristalli. L’azione
inibitoria è stata osservata soprattutto rispetto
alla crescita e all’aggregazione dell’ossalato di
calcio monoidrato, sostituito dall’aumento della formazione
di ossalato di calcio diidrato: meno pericoloso in
quanto meno affine con le cellule tubulari renali. Questa erba potrebbe rappresentare una interessante
terapia naturale per il trattamento dell’urolitiasi.

curcuma

Oltre 9.600 studi scientifici sono stati pubblicati nel mondo negli ultimi 5 anni sulle azioni salutistiche e terapeutiche di questa sostanza. L’uso millenario ha confermato la grande tollerabilità della curcuma che gode dello stato di GRAS (acronimo per “Generalmente Riconosciuto come Sicuro») negli USA e di un parere positivo di EFSA per l’uso alimentare. La curcumina agisce su diversi target molecolari e cellulari nella fisiopatologia di diverse condizioni croniche in cui è presente una componente infiammatoria: le malattie reumatiche, molte patologie cardiovascolari e diabete tipo II, il cancro e le patologie cronico-degenerative del sistema nervoso. Questo é possibile grazie alla sua attività antinfiammatoria, antiossidante e modulatrice della divisione cellulare. La curcumina, per la sua azione antinfiammatoria, può essere utilizzata, ad esempio, come adiuvante nel trattamento farmacologico di patologie come la poliartrite reumatoide; La curcumina ha un’azione antiossidante pari almeno a quella antinfiammatoria. L’azione antiossidante si esplica soprattutto a livello epigenetico modulando l’espressione di NRF2, stimolando la biogenesi mitocondriale e attraverso l’azione di scavenger (spazzino) nei confronti dei radicali liberi. L’azione antiossidante si esplica in tutte le cellule dell’organismo ma diventa particolarmente utile in organi chiave del nostro metabolismo come fegato, tiroide e intestino. La curcumina modula i processi di duplicazione e di invecchiamento cellulare nonché la produzione energetica mitocondriale, fondamentale per tutti i processi riparativi e di mantenimento strutturale. Per questo la curcumina è la sostanza bioattiva ideale da introdurre in un trattamento anti-aging
Nell’uso corrente il rizoma viene prescritto per migliorare la funzionalità epatica, nelle
turbe funzionali dei processi digestivi attribuibili a un’origine epatica, in particolare mal
di stomaco, nausea, perdita di appetito. La curcumina sarebbe in grado di rallentare la
progressione dei processi flogistici nelle patologie infiammatorie a carico del fegato e di
proteggere dal danno epatico indotto chimicamente

echinacea

azione immunostimolante utile per
stimolare la produzione e l’attività di linfociti e macrofagi,
oltre che di aumentare i livelli di Interleuchina-
1 e di Interferone alfa e beta.
La presenza di flavonoidi, fenilpropanoidi, polisaccaridi
e isobutilammidi conferisce alla pianta e ai suoi
derivati una particolare specificità nel prevenire e
curare le infezioni,
un’efficacia garantita dagli acidi caffeico, ferulico e
cicorico capaci di ostacolare la penetrazione di questo
virus nelle cellule sane.

uva ursina

risulta ricca in arbutoside (6 – 10%) – un eteroside fenolico-, tannini gallici (15 – 20%), flavonoidi, triterpeni, ecc., sono tradizionalmente impiegata nel trattamento delle infezioni delle vie urinarie grazie all’azione antisettica. L’arbutoside per idrolisi libera un difenolo che si ossida immediatamente in idrochinone, le cui proprietà batteriostatiche sono state dimostrate in vitro nei confronti di Escherichia coli, Proteus vulgaris, Staphylococcus aureus, ecc. (Bruneton J., 2009). I tannini e gli altri componenti del fitocomplesso
sinergizzano l’azione dell’arbutina, mentre ai flavonoidi in particolare è da attribuire l’attività diuretica della pianta. Uva ursina risulta pertanto utile in caso di infiammazione o infezione a livello delle vie urinarie, in quanto è in grado di determinare un’azione antisettica, calmante lo stimolo continuo della minzione e il dolore.

gramigna

attività diuretica ed emolliente, è da sempre impiegata nel trattamento degli stati infiammatori a carico dell’apparato genito-urinario.
Nel rizoma della gramigna sono presenti minerali, saponine, ecc., e un olio essenziale composto per il 95 % da agropirene, dotato di proprietà simil-antibiotiche. La monografia della Commissione E del BfArM afferma che la pianta può essere impiegata in caso di infiammazioni delle vie urinarie e nella prevenzione della litiasi. Per l’azione diuretica viene utilizzata anche come adiuvante nelle terapie dimagranti.

ortica

Azione tonica, antinfiammatoria e diuretica. Per l’attività depurativa rientra anche nelle
formulazioni atte al trattamento delle eruzioni cutanee, in particolare dell’acne e delle
dermatiti seborroiche

tè di giava

Orthosiphon stamineus Bentham: il Thé di Giava viene impiegato per incrementare la diuresi nelle malattie di natura batterica ed infiammatoria a carico delle vie urinarie escretrici (CommissioneE). Costituenti principali sono sali di potassio (3%), olio essenziale, flavoni lipofili, di e triterpeni, acido rosmarinico, ecc.
Ristabilisce la diuresi, facilita l’eliminazione delle scorie azotate, uratiche e fosfatiche, e nello stesso tempo placa il tenesmo e la cistalgia. Il suo impiego risulta valido pertanto anche in caso di renella o calcolosi renale.

quecetina

l’assunzione di quercetina esplica
un effetto salutistico attraverso attività
anticoagulante, antinfiammatoria,
antipertensiva e ipoglicemizzante,
con effetti positivi sui disturbi del
metabolismo lipidico.
Un team di ricercatori cinesi della
Southern Medical University, guidato
da Haohai Huang, ha esaminato 17
studi, con un totale di 896 partecipanti,
che hanno valutato l’impatto della
quercetina sulla pressione sanguigna
e sui livelli di glucosio; ogni studio ha
valutato i livelli di glicemia, colesterolo
totale e/o insulina.
Il risultato aggregato di 13 bracci
di trattamento durante gli studi ha
dimostrato che la quercetina ha
ridotto in modo notevole la pressione
arteriosa sistolica. Inoltre, i soggetti che
hanno consumato quercetina per otto
settimane o più hanno mostrato livelli
significativamente migliori di colesterolo
LDL. La quercetina non ha influito in
modo marcato sul livello di colesterolo
totale e non ha modificato in modo
statisticamente significativo i valori
della glicemia.

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