n 23

Le patologie gastrointestinali, cioè la sindrome del colon irritabile (IBS o SII) e la gastrite da stress, sono regolate dall’equilibrio di tutta la rete PNEI (Psico-Neuro-Endocrino-Immunitaria) e connesse con manifestazioni di disagio psichico. Nel caso dell’IBS si devono eliminare i cibi ricchi di carboidrati a catena corta (FODMAPs) e privi di fruttani (composti del fruttosio), il cui eccesso provoca: un aumento dell’acido urico per la carenza nell’uomo dell’enzima uricasi, un’attivazione del JUNK-1 (che oltre all’infiammazione provoca resistenza insulinica fosforilando il ser-307 e inattivando l’IRS1, il recettore per l’insulina) ed è correlato al cancro al fegato e alla diffusione metastatica del carcinoma gastrico. Non si deve rischiare però di assumere poche fibre, eliminando importanti fonti di polifenoli (aglio e cipolla) e determinando una ridotta diversità del microbiota. Si possono trarre benefici da un’alimentazione ricca di olio di oliva, semi oleosi, cereali integrali, poco vino rosso e latticini, pasta integrale al pomodoro, associata a legumi, riso integrale e crucifere. Evitare alimenti elaborati, zuccheri e dolcificanti artificiali, derivati del latte vaccino, grassi saturi e cereali gluteici, assumere invece vegetali, cereali integrali (riso), semi oleosi (mandorle, noci e nocciole), oli vegetali e vivere senza stress. I fattori di rischio sono l’obesità, il fumo, la scarsa attività fisica e la dieta a basso contenuto di fibra (povera in verdura, frutta, cereali integrali e frutta secca). È necessaria una adeguata idratazione: cibi naturalmente ricchi di acqua come frutta e verdura, fibra di origine alimentare (igroscopica) e 1,5/2 litri di acqua al giorno. La dispepsia ha cause nelle alterazioni della secrezione acida gastrica e della motilità gastrointestinale, fattori psicologici e alterata percezione viscerale: si manifesta con dolore addominale nella parte superiore, pesantezza postprandiale, sazietà precoce, nausea, vomito e senso di gonfiore. La situazione può migliorare seguendo degli accorgimenti: mangiare piano, masticare regolarmente, abolire il fumo, evitare i pasti abbondanti e iperglicidici, non bere bevande gassate e usare piante medicinali. Il sapore amaro è collegato alla capacità di riconoscere la presenza di sostanze tossiche attraverso recettori orali ed extraorali di tipo TAS2R. In seguito alla loro attivazione si ha un rilascio dei peptidi CCK, PYY e GLP-1. Di particolare rilevanza sono le conseguenze del rilascio di CCK, che stimola gli enzimi digestivi pancreatici e i sali biliari, regola la motilità gastrointestinale, le secrezioni gastriche, inibisce lo svuotamento gastrico e favorisce il senso di sazietà. I composti amari da un lato limitano l’assorbimento delle tossine, dall’altro aumentano quello di carboidrati, acidi grassi essenziali, vitamine lipofile (stimolano le contrazioni della cistifellea e l’escrezione degli acidi biliari), e inoltre modulano l’omeostasi del glucosio. Si possono quindi impiegare in caso di cattiva digestione, disturbi epatici, biliari e della glicemia, gastrite cronica con atrofia delle mucose e riduzione delle secrezioni e intolleranze alimentari. Dato che agiscono indirettamente tramite rilascio di neurormoni e possono rallentare lo svuotamento gastrico, le piante amare vanno prese circa 20 minuti prima dei pasti. I recettori Vanilloide TRPV1, TRPA1 e Melastatina TRPM8 influenzano la funzione sensorimotoria gastrica, aumentano l’attività pancreatica e la secrezione di gastrina, diminuiscono il tempo di transito intestinale (con aumento della motilità) e migliorano la digestione tramite il rilascio di CCK e 5-HT. Le piante amare e pungenti hanno il potenziale di modificare la fisiologia del TGI. I pungenti agiscono in maniera più rapida degli amari e possono quindi essere presi subito prima dei pasti (in assenza di infiammazioni gastroenteriche), o con/dopo i pasti. Si utilizzano in caso di dispepsia congestizia, nausea, coliche, diarrea (e altre condizioni iperperistaltiche), profilassi delle intossicazioni alimentari e cattiva circolazione periferica. Stimolano quest’ultima, il metabolismo e la termogenesi e aumentano la biodisponibilità di altre molecole. Compito dei farmaci “gastroprotettori” (IPP o PPI), inibitori di pompa protonica, è bloccare il naturale meccanismo di acidificazione dello stomaco inibendo questa categoria di cellule, il risultato è che esso passa a un pH neutro. Perciò tali farmaci vengono prescritti a chi soffre di ernia iatale o di reflusso gastroesofageo, assume FANS o cortisonici (rischio ulcera), ha la gastrite, è positivo al test dell’Helicobacter pylori o ha un’irritazione alle corde vocali a causa di vapori acidi gastrici. Gli effetti collaterali di questi composti chimici sono: l’induzione di carenza di vitamina B12, la poliposi e la risposta allergico-infiammatoria conseguente alla loro azione di alterazione del transito intestinale. Lo stomaco a pH neutro impedisce la naturale sterilizzazione dei cibi che ingeriamo: batteri e virus, normalmente uccisi dal suo pH acido, mediante farmaco passano nell’alvo provocando una reazione flogistica e allergica molto intensa. Essi vengono attaccati dal nostro sistema immunitario, che scatena loro contro linfociti, anticorpi, macrofagi, eosinofili e radicali liberi. Questa battaglia genera una situazione infiammatoria locale, poi cronica generale, che può aggravare altre patologie (soprattutto allergiche o autoimmuni). Anche la digestione viene fortemente rallentata dai “gastroprotettori”: alcuni enzimi gastrici (ad esempio il pepsinogeno) hanno bisogno dell’ambiente acido digestivo per attivarsi (e diventare pepsina). Con il farmaco la pepsina non si forma e molte proteine rimangono “non smontate”, prolungando la digestione (perché richiederà un maggior lavoro delle proteasi pancreatiche) o favorendo lo sviluppo di una flora microbica alterata. Il sistema immunitario dell’alvo può avere una risposta difensiva esagerata che implica radicali liberi, gonfiore e un’esacerbazione delle risposte allergiche eventualmente in atto. Per combattere un’infezione intestinale usiamo un antibiotico che non ci fa assimilare più nulla: di conseguenza avremo una colite irritativa a cui risponderemo con un antidiarroico, poi antipertensivi, antiaggreganti, betabloccanti e statine.

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apparato emuntorio
apparato gastroenterico
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gel aloe

Il gel di aloe
vera, assunto per via orale, è un alleato prezioso
per il benessere dell’organismo (multivitaminico,
immunostimolante) e soprattutto dell’intestino:
i polisaccaridi presenti nel gel, gli conferiscono
proprietà depurative e protettive, utili nel favorire
l’eliminazione fisiologica delle scorie accumulate
a livello intestinale. Inoltre, sempre grazie ai suoi
polisaccaridi, il gel di aloe è in grado di favorire lo
sviluppo di una flora batterica sana, ripristinando
l’equilibrio intestinale. Anche fegato, reni e sistema
linfatico risentono della benefica azione depurativa
dell’aloe.
Sono presenti poi enzimi,
vitamina A, carotene,
vit. B1, B2, B6, B9, vitamina
C, minerali (cromo, ferro, fosforo,
manganese, potassio, rame,
sodio, zinco, calcio, potassio, sodio, manganese, magnesio)
e tannini. Contiene inoltre saponine, fitosteroli
(â-sitosterolo, campesterolo, lupeolo), aminoacidi essenziali
e non (fenilalanina, isoleucina, leucina, lisina, metionina,
treonina, valina, arginina, cisteina, istidina,
glicina, prolina, serina, tirosina), acidi organici deboli
(acido aspartico, glutammico, cinnamico, salicilico, citrico,
malico, succinico), polialcoli (mannitolo, xilitolo).
I glucomannani sono polisaccaridi ad alto peso molecolare
costituiti da glucosio e mannosio.

carciofo

regolatore del flusso biliare, si rende prezioso nelle turbe epato-biliari ove può alleviare la sintomatologia: cattiva digestione, cefalea, stipsi, astenia, difficoltà di concentrazione ecc. Manifesta inoltre attività antiepatotossica. Regolatore dell’attività gastrointestinale, digestivo, eupeptico e drenante epato-renale di grande importanza. Il suo utilizzo nella terapia del colon irritabile trova fondamento nelle sue proprietà di regolazione della motilità gastrointestinale mediate dalle proprietà del fitocomplesso in toto più che dalle sole molecole attive (quale la cinarina). Le ricerche a disposizione nei pazienti affetti da IBS, nonostante provengano da studi di sorveglianza post-marketing del rimedio, danno risultati interessanti evidenziando normalizzazione della motilità gastrointestinale, riduzione del gonfiore addominale diminuzione del dolore crampi forme. Come per il mentolo l’effetto non si mantiene dopo la sospensione del rimedio a base di estratto di carciofo.
Altri effetti interessanti del carciofo validati scientificamente e da tenere in considerazione nella prescrizione sono quello coleretico e ipocolesterolemizzante.

curcuma

utile per migliorare la funzionalità epatica e per la cura delle turbe funzionali dei processi digestivi di origine epatica. Numerosi studi ne hanno poi validato anche le proprietà coleretica, colagoga, antiflogistica e antiossidante per citarne le principali. Nella Sindrome dell’intestino irritabile le proprietà che si sono rivelate efficaci sono quella spasmolitica, antibatterica e antinfiammatoria che hanno permesso di ottenere un miglioramento del punteggio del dolore e disagio addominale prima e dopo il trattamento di 8 settimane.

liquirizia

Contiene
sostanze attive quali, più importanti, le saponine
triterpeniche e i flavonoidi. Dotata di una significativa
azione citoprotettiva, antinfiammatoria e
cicatrizzante sulla mucosa gastrica e duodenale, sia
per contatto diretto con la lesione, sia per stimolo indiretto
alla produzione di muco da parte delle cellule
della parete gastrica, trova indicazione
nelle gastriti e gastro-duodeniti di varia origine, nella
prevenzione e cura di ulcere gastriche e duodenali,
di gastriti e ulcere da farmaci (FANS, cortisonici)
e alcol e delle mucositi da chemioterapici. Contiene un pool di sostanze molto funzionali
nella gestione della sintomatologia della
gastrite, soprattutto in forma acuta. La
glicirrizina ha un’attività mucoprotettiva e
cicatrizzante e i flavonoidi hanno un’azione
spasmolitica e di rallentamento della crescita
dell’Helicobacter pylori.
Nelle terapie a lungo termine
è necessario il monitoraggio
della potassiemia e della
pressione arteriosa per
controllare le possibili
conseguenze dell’effetto pseudoaldosteronico agito dalla molecola
(Firenzuoli, 2009; Beil, 1995).
Negli studi sugli animali, la liquirizia ha
dimostrato una parità di efficacia alla famotidina
(un farmaco antiacido antagonista
dei recettori H2 dell’istamina) nella guarigione
della mucosa gastrica delle cavie
(Aly, 2005).
All’effetto
antinfiammatorio della glicirrizina si associa sinergicamente
l’effetto antispastico sulla muscolatura liscia
dei flavonoidi, somministrata assieme
all’acido acetilsalicilico dimezza l’incidenza dell’ulcera
gastrica indotta da questo farmaco nel ratto, riduce
la produzione di acido cloridrico da parte della
mucosa e aumenta i livelli di prostaglandine attive a
livello della mucosa gastrica.

menta

Efficace per il colon irritabile. Gli effetti benefici sono legati all’effetto dei mono- e sesquiterpeni e all’azione sul recettore TRPM8 situato sulla membrana cellulare dei neuroni sensitivi distali in grado di indurre un effetto spasmolitico sulla muscolatura liscia dell’intestino. I trials clinici ne hanno valutato l’efficacia nei differenti sottotipi di IBS per un periodo da 4 a 8 settimane ottenendo un miglioramento della gravità della patologia, dei sintomi addominali associati e della qualità della vita rispetto al placebo. Gli effetti non permanevano una volta sospesa la terapia. La menta risulta raccomandato anche dall’American Academy of Pediatricians. 

perilla

Alto contenuto di
acidi grassi omega 3 e utilizzata per la gestione
delle allergie, i cui principi
attivi oleosi hanno dimostrato proprietà
antinfiammatorie, antileucotrieniche (tramite
meccanismo di inibizione della 5 lipossigenasi),
anti IgE (inibizione della produzione), anti
TNF alfa e antiossidante. Altri studi in vivo e
in vitro, dove sono stati utilizzati gli estratti della pianta, hanno poi
dimostrato altre proprietà. In particolare, una
review del 2019 riporta: inibizione della degranulazione
mastocitaria; diminuzione degli eosinofili
a livello bronchiale con inibizione di
IL-4, IL-5, e IgG1 allergene specifiche a livello
polmonare; diminuzione delle IgG1 spedifiche
per l’ovoalbumina e i livelli sierici di IgA. Tali
effetti motivano gli autori a ipotizzarne un potenziale
utilizzo funzionale anche nei pazienti
affetti da asma allergica. Nell’uomo uno studio riporta efficacia nella gestione
della rinocongiuntivite stagionale tramite
inibizione dell’infiltrazione dei leucociti
plimorfonucleati.

zenzero

presenta
una moltitudine di principi attivi contenuti
nel fitocomplesso, che si suppone abbiano
un’azione diretta sui recettori 5-HT3 a livello
periferico (che stimolano le ghiandole
esocrine gastriche con effetto antiulcera)
e D2 a livello del sistema nervoso centrale
(con effetto antiemetico). Nei trial clinicilo zenzero ha dimostrato di prevenire nausea e vomito
postoperatori e gravidici (Chaiyakunapruk,
2006; Borrelli, 2005).

malva

Uno studio controllato con placebo
ha confermato ccome è efficace e sicuro per il
trattamento della stipsi funzionale in soggetti adulti. Più recentemente, è stato valutato un estratto acquoso
che ha avuto un potente effetto contro la stitichezza
indotta da loperamide, in parte attraverso un
aumento della motilità gastrointestinale, ma anche
grazie alla stimolazione delle secrezioni intestinali di
acqua e alle sue proprietà antiossidanti.
L’estratto, infatti, migliora
la motilità gastrointestinale, mitiga la perossidazione
lipidica del colon e il sovraccarico di H2O2, preserva
dunque l’attività degli enzimi antiossidanti e i livelli
di antiossidanti non enzimatici, così da avere sulla
stipsi una efficacia più completa.

cumino nero

Uno studio clinico randomizzato, controllato con placebo
su 46 soggetti sofferenti di colite ulcerosa da lieve a
moderata ha testato il cumino nero (o placebo)
per 6 settimane. I soggetti del gruppo attivo hanno
mostrato un aumento di TNF-α (fattore di necrosi
tumorale) e della proteina C reattiva (infiammazione)
rispetto al placebo, mentre non ci sono state differenze
tra i due gruppi per quanto riguarda capacità antiossidante
ematica totale, livelli di NF-kB, complesso proteico
funzionante come fattore di trascrizione, e punteggi
dei questionari su colite e infiammazione intestinale. La
supplementazione con SNS non sembra utile e potrebbe
essere negativa in soggetti sofferenti di colite ulcerosa.
(Nikkhah-Bodaghi et al. 2019).
Uno studio clinico randomizzato in doppio cieco controllato
con placebo ha testato l’uso dell’olio di cumino nero o un placebo insieme alla terapia antisecretoria
classica su 70 pazienti con dispepsia funzionale
per 8 settimane. Il punteggio nei questionari sulla
dispepsia e la prevalenza dell’infezione da H. pylori si
sono entrambi ridotti nel gruppo attivo rispetto al placebo
(Mohtashami et al. 2015).
In uno studio precedente su 88 soggetti con dispepsia,
positivi all’infezione da H. pylori, la supplementazione
di olio di SNS ha mostrato una interessante attività anti-
H. pylori, comparabile alla terapia tripla standard (claritromicina,
amoxicillina, omeprazolo) (Salem et al. 2010).

altea

Nella
gestione dell’infiammazione gastrica da
iperacidità sfrutta le proprietà
mucillaginose. Molti composti sono stati estratti da diverse parti delle
piante, tra cui pectine, amido, mucillagine (la radice
ne contiene il 25-35%), isoquercitrina, campferolo,
acido caffeico, acido pumunico, acido ferulico, acido pidrossibenzoico,
acido salicilico, acido vanillico, cumarine,
scopoletina, fitosteroli, tannini, asparagina e altri
amminoacidi. I polisaccaridi delle mucillagini sono presenti
dal 5 all’11% circa.
Essendo ricca di mucillagini, come altri prodotti naturali,
può modificare i mediatori dell’infiammazione o ripristinare
la barriera mucosa intestinale; per questo motivo è stata inserita in un recente studio
sulla colite ulcerosa.
La forma
di dispepsia funzionale nella quale è consigliata
è quella da iposecrezione gastrica.

piantaggine

ottimo depurativo
La principale proprietà, sostanzialmente condivisa, è
quella di essere un depurativo del sangue, dei polmoni
e dello stomaco. Da considerare anche quella antibiotica
e antinfiammatoria.
Si utilizza come lenitiva nell’irritazione dei catarri in
particolare delle vie respiratorie e delle mucose in generale.
Come collutorio si impiega nelle infiammazioni dell’apparato orofaringeo e per uso topico come oftalmico
per infiammazione delle palpebre e congiuntiviti.
A livello cutaneo si esplica un’azione lenitiva e vulneraria.
Tali azioni sono in linea con i princìpi attivi
individuati al suo interno. Non mi risultano essere
state segnalate controindicazioni o reazioni avverse.

angelica

A scopo terapeutico l’olio
essenziale della radice viene utilizzato nei disturbi gastrointestinali
come carminativo e per le sue azioni
antispasmodiche, depurative, diaforetiche, digestive,
diuretiche, espettoranti, febbrifughe, nervine, stimolanti,
gastriche e toniche.
Studi in vitro rivelano che l’o.e. mostra un’attività antimicrobica
selettiva contro i batteri, perché è molto
tossico contro microorganismi potenzialmente patogeni
(principalmente gram+) come C. difficile, C. perfrigens,
E. Faecalis, E. limosum e funghi come C. albicans;
mentre su quelli utili, come i lattobacilli e i
bifidobatteri, è meno sensibile.
Il meccanismo della selettività rimane
sconosciuto per cui è auspicabile
un approfondimento; è probabile
inoltre che anche l’attività carminativa
dell’olio essenziale possa
essere attribuita a tale comportamento.
Questi monoterpeni mostrano
effetti protettivi anche contro le
convulsioni. Le modulazioni della
trasmissione glutamatergica e GABAergica
sono meccanismi coinvolti nell’azione
anticonvulsiva dei monoterpeni. Pertanto,
è possibile che l’effetto anticonvulsivo dell’o.e. possa
essere dovuto alla presenza di monoterpeni e alla
successiva modulazione della trasmissione glutamatergica
e GABAergica.
Secondo uno studio incentrato sull’attività anticonvulsiva,
l’abbondanza dell’α-pinene potrebbe giustificare
questo effetto. In effetti, alcuni analoghi del pinene
prevengono le convulsioni audiogeniche in ratti sensibili.
D’altronde, è ormai confermato che terpeni come
eugenolo e anetolo hanno effetti anestetici, sedativi
e miorilassanti. Lo studio dunque conferma l’effetto
anticonvulsioni dell’o.e. attribuendolo alla presenza
di terpeni nell’olio essenziale.

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