n 14

La conoscenza della composizione del calcolo e di determinati parametri urinari risulta basilare per una adeguata impostazione terapeutica precauzionale della calcolosi urinaria, che deve avere come obiettivo la riduzione al minimo della precipitazione dei sali urinari in causa e/o l’aumento delle sostanze che ne prevengono la precipitazione. Tra i fattori predisponenti: un ridotto apporto idrico, un eccessivo incremento di proteine, sali e ossalato. L’elevata presenza di sodio nella dieta accresce l’escrezione tubulare del calcio, amplificando il rischio litogeno, così come un regime nutrizionale ricco di proteine animali porta a una più facile sovrasaturazione dell’acido urico per cui è raccomandabile una loro diminuzione nell’alimentazione. È importante bere molto e costantemente durante tutto il giorno (per ridurre la litogenesi bisogna mantenere la diuresi a circa 2 litri/die): la diluizione delle urine, abbassando la concentrazione urinaria dei sali litogeni, riveste un ruolo fondamentale nel limitare l’incidenza di episodi litiasici. È opportuno inoltre mangiare più frutta e verdura: questi cibi hanno grandi quantità di potassio e di citrato che prevengono la formazione dei calcoli. Il calcio ingerito con gli alimenti in parte viene assorbito nell’intestino, ma in parte si combina con l’ossalato proveniente da altre sostanze nutritive e forma un complesso che viene eliminato dal tratto intestinale abbassandone la concentrazione urinaria. Da una valutazione complessiva ne deriva che le indicazioni utili sono: dieta normocalcica, biomolecolare (ipotossica-naturale), ipoproteica di proteine animali, iposodica e un appropriato apporto idrico. La Commissione E della sanità tedesca raccomanda di effettuare la cosiddetta “terapia diluente” a base di droghe vegetali nel trattamento della calcolosi renale e della renella: “Nei pazienti con infezioni delle vie urinarie o con irritazioni dovute a calcoli o altre irritazioni infiammatorie, sembra che aumentare l’uscita di urina iposmolare sia un sistema efficace per ripulire il tratto urinario dai batteri, dai nuclei di cristallizzazione e da altri agenti infiammatori, proteggendo in tal modo l’epitelio danneggiato grazie alla specifica azione diuretica delle erbe somministrate…”. Risulta difficile comprendere il preciso meccanismo di azione (incremento della diuresi, introduzione di sostanze che inibiscano la formazione del calcolo, influenza sul pH, ecc.) anche perché spesso la stessa pianta viene utilizzata per trattare indifferentemente, ma con successo, forme di litiasi renale che presentano un meccanismo patogenetico differente (calcolosi uratica e calcolosi calcica). La tradizione fitoterapica consiglia a chi è soggetto a calcolosi urinaria di effettuare periodicamente cicli terapeutici con queste erbe medicinali in modo da evitare, o quanto meno diradare, la comparsa delle ricadute.

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apparato emuntorio
apparato genitale femminile
apparato genitale maschile
calcolosi urinaria, calcolosi renale, renella, infezioni delle vie urinarie, litiasi renale, calcolosi calcica, litiasi urinaria, litiasi cistinica e urica, renella, microcalcoli

gramigna

l’agropirene (l’olio essenziale
di gramigna è costituito al 95% da agropirene)
esercita un’azione antisettica e antinfiammatoria
sui reni e le vie urinarie. Per queste sue proprietà
l’azione terapeutica della gramigna porta beneficio
in caso di cistite, microcalcoli e stati infiammatori
delle vie urinarie, come pure nel trattamento di
reumatismi, artrosi, artrite e iperuricemia. Il fruttosano
triticina invece è un eccellente diuretico
naturale. La gramigna contiene però anche sali di
potassio (ancora diuretici) e di silicio (rinforzo osseo
ed elasticità tessuti). Infine contiene anche inositolo,
uno zucchero detossificante in grado di regolare la
concentrazione del calcio e di attivare in generale le
funzioni cellulari come secondo messaggero. Anche
in questo caso, dunque, la gramigna ha un’azione
sinergica su più funzioni biologiche.

ononide

utilizzata, pressoché da sempre, per aumentare il volume urinario, e calmare i dolori dell’apparato urinario. In seguito alla sua somministrazione si constata, infatti, un aumento del volume urinario e contemporaneamente il diminuire di intensità dello stato infiammatorio della pelvi e della vescica. La radice di ononide viene generalmente classificata tra le droghe ad azione diuretica: a tale proprietà unisce un’azione
declorurante e azoturica oltre a quella antinfiammatoria. Risulta indicata soprattutto nella litiasi uratica (Bruneton, 2009). La monografia della Commissione E del BfArM ne indica l’impiego nella prevenzione e trattamento della litiasi renale e come lavaggio delle vie urinarie nelle fasi infiammatorie. Avvertenze: La letteratura non segnala effetti secondari e tossici alle dosi terapeutiche, a meno che non vi sia una particolare sensibilità individuale. Come per tutte le piante ad azione diuretica, prestare attenzione alla contemporanea assunzione di farmaci diuretici
(sommazione d’effetto). Controindicata in caso di insufficienza cardio-renale.

frassino

Nonostante l’ampio uso nelle medicine tradizionali, è
nell’azione diuretica delle foglie che si identifica oggi il
principale impiego erboristico; infatti, l’infuso svolge
un’attività diuretica a favore dell’eliminazione dell’acido
urico utile a contrastare renella e coliche renali. A tal proposito, un recentissimo studio esamina
a fondo tale argomento prendendo in considerazione un estratto di foglie e uno di
corteccia hanno ridotto i livelli sierici di acido
urico nei topi normali e iperuricemici,
il che accerta il loro potenziale ipouricemico,
anche se occorrono studi
sull’uomo a ulteriore conferma.
L’Esculina può essere responsabile
dell’effetto ipouricemico della
corteccia del frassino sovraregolando
le espressioni della proteina
di trasporto degli anioni organici renali
nei topi, quella dei cationi organici
e della carnitina (mOAT1, mOCT1-2 e mOCTN1-2), come già evidenziato dallo studio di Li
e colleghi nel 2011. L’inibizione della xantina deidrogenasi
epatica (che converte la xantina in acido urico)
nei topi iperuricemici partecipa alla riduzione dei
livelli di acido urico nel sangue. L’esculina possiede
proprietà ipouricemiche che, tuttavia, non sono correlate
all’attività inibitoria sulla xantina ossidasi, questo
effetto si verifica solo quando somministrata per
via intraperitoneale e ciò sta a indicare che l’assorbimento
intestinale diminuisce la sua biodisponibilità.
Eppure, la maggior parte della letteratura disponibile
ha informazioni limitate sulla durata del trattamento,
riguardo le dosi e i controlli per la valutazione della
reale efficacia dei componenti attivi nell’estratto,
suscitando dunque la necessità di ulteriori indagini.
I composti fenolici sono noti per l’effetto antiossidante,
il che suscita interesse per il loro possibile
uso terapeutico contro vari disturbi e malattie da radicali liberi.
L’elevata potenza degli estratti sia
in vitro che in vivo rafforza gli
usi tradizionali per contrastare i
disturbi infiammatori, in particolare
l’artrite gottosa.
I componenti attivi identificati di F.
angustifolia (kampferolo rutinoside,
esculina e calcelarioside) presenti
anche in altre specie di Fraxinus posso no diventare buoni candidati all’utilizzazione
nel settore farmacologico.


verga d’oro

La Solidago deve alla presenza di flavonoidi e saponine triterpeniche l’importante azione anti-infiammatoria, vitamino P-simile e diuretica che la caratterizza. Favorisce
l’eliminazione della renella e può, dunque, prevenire la formazione dei calcoli. Tale attività deriva dalla eminente proprietà diuretica e antiurica. Sono presenti anche attività antiinfiammatorie e decongestionanti. Interessante la segnalazione riguardante l’impiego della pianta, per l’azione antalgica e litagoga in particolare, nei soggetti affetti da calcolosi renale che sono stati sottoposti a litotrissia extracorporea con onde d’urto: l’efficacia della pianta nel contribuire all’eliminazione dei residui di disgregazione è stata giudicata valida. Avvertenze: Non sono segnalati effetti secondari e tossici ai dosaggi terapeutici. Verificare che non vi sia allergia alle Asteraceae. Assicurare un abbondante apporto di liquidi. Come per tutte le piante ad azione diuretica, prestare attenzione alla contemporanea assunzione di farmaci diuretici (sommazione d’effetto). La pianta risulta controindicata in caso di edema da ridotta funzionalità cardiorenale (Commissione E del BfArM) e nei pazienti affetti da malattie renali croniche. HMPC-EMEA ne controindicano l’uso in gravidanza e allattamento, mentre la Commissione E del BfArM e altri autori sono di parere opposto.
contiene nel fitocomplesso flavonoidi (1,5- 2 %), tannini catechici (10-15%), olio essenziale, saponine triterpeniche, acido caffeico e clorogenico, ecc. La Solidago deve alla presenza di flavonoidi e saponine triterpeniche l’importante azione antinfiammatoria, vitamico P-simile e diuretica che la caratterizza. Risulta particolarmente utile negli stati infiammatori delle vie urinarie e nelle affezioni del rene o della vescica che si accompagnano a colite. La pianta favorisce l’eliminazione della renella e può, dunque, prevenire la formazione dei calcoli. Tale attività deriva è sostenuta dalle proprietà diuretiche e antiuriche.

cumino nero

Uno studio clinico randomizzato, in triplo cieco, controllato
con placebo, su 60 soggetti con calcolosi renali, ha
mostrato che capsule di polvere dei semi di cumino due
volte al giorno per 10 settimane hanno effetti positivi
rispetto al placebo. Nel gruppo attivo il 44.4% dei pazienti
ha eliminato completamente i calcoli (15.3% nel
gruppo placebo), le dimensioni dei calcoli sono rimaste
invariate nel 3.7% dei soggetti (57.6% nel gruppo
placebo) e si sono ridotte nel 51.8% dei soggetti (11.5%
nel gruppo placebo). Nel gruppo attivo nessun soggetto
ha riscontrato un aumento delle dimensioni dei calcoli,
contro il 15.3% del gruppo placebo (Ardakani Movaghati
et al. 2019).

ortica

Per la ricchezza in minerali (ferro, calcio e silicio) e clorofilla, la pianta è considerata un
ottimo rimineralizzante, ricostituente e antianemico. Le preparazioni dalla droga, assunte
per os, sfruttano il contenuto proteico e manifestano pertanto un’attività sostantivante
e condizionante capillare oltre che tonico-stimolante. Per uso esterno, la pianta fresca
(succo, tintura madre) trova impiego da sempre come tonificante e stimolante del cuoio
capelluto e contro la seborrea e la caduta dei capelli. Azione tonica, antinfiammatoria e diuretica. Per l’attività depurativa rientra anche nelle
formulazioni atte al trattamento delle eruzioni cutanee, in particolare dell’acne e delle
dermatiti seborroiche. In ambito urologico, oltre al trattamento dell’ipertrofia prostatica, la radice trova tradizionalmente impiego negli stati infiammatori delle
vie urinarie e nella prevenzione e trattamento della litiasi renale e renella (> diuresi).

lespedeza

la pianta favorisce l’escrezione di urea e di cloruri (azione ipoazotemica e diuretica dei flavonoidi). Ne viene segnalato l’uso nel trattamento e prevenzione della litiasi renale.

verbena

Le attività principali attribuite alla
pianta sono coleretiche diuretiche,
drenanti e analgesiche, mentre gli
impieghi principali riguardano
il drenaggio delle vie biliari, la
litiasi biliare, i casi di renella
nonché alcune forme di dermatite.
Le monografie di “Verbenae
herba” sono state inserite nella
Farmacopea Europea nel 2008 e
nella Farmacopea Cinese dal 1995.
Questo interessante articolo
pubblicato sulla rivista Planta
Medica passa in rassegna le
caratteristiche botaniche di tale
specie e aggiorna la conoscenza
circa la sua composizione chimica.
Questa pianta medicinale è, infatti,
una fonte ricca principalmente di
iridoidi, glicosidi fenilpropanoidi,
acidi fenolici, flavonoidi, terpenoidi
e oli essenziali.
Una parte importante
dell’articolo riassume
gli usi della verbena in
medicina tradizionale e gli
studi farmacologici in vitro e in
vivo che sono stati condotti negli
ultimi anni e che dimostrano nuove
importanti applicazioni degli estratti
di verbena come antimicrobico,
antinfiammatorio, neuroprotettivo e
analgesico. Una sezione è dedicata
ai più recenti studi biotecnologici
effettuati su questa specie botanica.
Infine, viene posto l’accento
sull’utilizzo di V. officinalis
nell’industria alimentare e
cosmetica, soprattutto per le
sue proprietà antiossidanti,
antibatteriche e antinfiammatorie.

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